associazioni ambientaliste e culturali per un cambio di passo della politica del verde a Taranto‏

Oggetto: Necessità di un esame comparato tra il Progetto -redatto dall’Amministrazione Provinciale- per la messa in sicurezza della strada Circummarpiccolo ed il Progetto del Piano per la tutela e fruibilità della Riserva Naturale Regionale Orientata Palude La Vela e aree contigue.

Ill.mo Sig. Sindaco,

il Wwf Taranto Onlus, gestore dei servizi per la fruizione della zona umida protetta denominata ROPR Palude La Vela, dal 1992 ha l’incombenza di assicurare la salvaguardia del biotopo della Riserva Palude La Vela e di promuoverne la valorizzazione e la fruibilità quale potente strumento di educazione ambientale per comprendere il contesto geologico, idrogeologico, paesaggistico dell’intero ecosistema del Mar Piccolo e Mar Grande, Salina Grande e Salina Piccola.
Ecco perché, oltre a mantenere la barra diritta per la salvaguardia e valorizzazione del Parco, il Wwf Taranto Onlus ha seguito passo dopo passo le analisi portate avanti dal Cnr IAMC di Taranto e dall’ ARPA e ha studiato le perizie giudiziarie e di parte compresi i 5 decreti governativi riguardanti il caso Ilva per individuare le pratiche migliori per contenere l’impatto negativo della grande industria a ciclo integrale a ridosso del Mar Piccolo e del Mar Grande.
Questa linea di condotta è stata alimentata dal fatto che la Riserva Palude La Vela e molte delle aree contigue, per la loro biodiversità e diversità, sono la dimostrazione che non tutto è perso e che non è proprio il caso di scoraggiarsi e gettare la spugna, ma anzi puntare al rilancio delle residue attività produttive legate alla maricoltura.
Urge fare chiarezza sulle cause del degrado ambientale del Mar Piccolo, per rimuoverle o almeno fronteggiarle.
L’evoluzione geologica, biologica e antropica del Mar Piccolo è stata oggetto del saggio di recente pubblicazione: “Il Castello Aragonese di Taranto in 3 D nell’evoluzione del paesaggio naturale”, con contributi interdisciplinari. In particolare nel Capitolo “Evoluzione naturale del paesaggio di Taranto”, Giuseppe Mastronuzzi, Maurilio Milella, Cosimo Pignatelli, Arcangelo Piscitelli, Paolo Sansò dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” sostengono l’importanza del Mar Piccolo e ne delineano l’evoluzione fisica di tutto il sistema geologico-morfologico e biologico.
Già nel 2013 il Wwf, in uno con Jo Tv (canale 189 DT) e Garden Club, in preparazione della realizzazione di una collana di documentari televisivi denominata “Le Perle dell’arco dello Jonio”, coinvolse l’associazione Garden Club e suggerì la convocazione formale di riunioni-sopralluogo della Commissione consiliare Assetto del Territorio (CAT) e della Commissione Consiliare Ambiente, allargate alla partecipazione di rappresentanti delle Associazioni ambientaliste e culturali.
La prima di queste riunioni si svolse in data 16 gennaio 2013 alla Palude La Vela ed aree contigue e l’altra in data 12 febbraio 2013 al fiume Galeso e aree contigue entrambe le riunioni furono presiedute dal Presidente della CAT, Giovanni Guttagliere.
La riunione fu ripresa e mandata in onda dall’emittente Jo Tv (canale 189 DT).
Il primo sopralluogo servì per un approfondito scambio di idee tra gli esperti del Wwf Taranto ed i Consiglieri comunali e si fece il punto sul problema della chiusura della strada Provinciale Circummarpiccolo, che andava superato in quanto la stessa era l’unica strada di accesso alla Palude La Vela. Il problema fu cosi stigmatizzato dal comunicato stampa: «Lo scoglio principale, al rilancio del territorio del secondo seno del Mar Piccolo, area di grande interesse naturalistico, socio-culturale e turistico, è costituito dal transennamento della Circummarpiccolo, dovuto alla sconnessione del suo manto stradale […] evidenziato […] dagli ambientalisti e dagli operatori economici –agricoli e turistici- delle aree contigue».
Per l’occasione i tecnici comunali presenti comunicarono di aver appreso che l’Amministrazione Provinciale aveva già approvato in data 07.01.2013 il progetto “Interventi urgenti su di un tratto lungo la S.P: n.78 “Circummarpiccolo” per ripristinarne e migliorarne la viabilità”.
Giovanni Guttagliere, presidente della Commissione Assetto del Territorio, si impegnò a muovere tutti i passi necessari per accelerare i tempi ed eseguire i lavori. Peccato per la sua assenza notata al momento della riapertura della strada! Mentre erano presenti il Commissario Prefettizio della Provincia di Taranto Dott. Mario Tafaro, il Sindaco di Taranto Dott. Ippazio Stefano ed una nutrita delegazione di ambientalisti.
Finalmente, iniziati i lavori, la strada è stata riaperta alla circolazione, senza però che sia stata resa pubblica la progettazione dei sottopassi idraulici e faunistici per permettere il deflusso delle acque meteoriche e il passaggio in sicurezza degli animali di piccola taglia.
L’Amministrazione Comunale in data 09/07/2012 pubblicava il Bando di Gara per la redazione del Piano del Parco e relativa VAS, regolamento e Piano Economico e Sociale, affidandolo alla Società ATI Ambiente Italia S.r.l.. Il piano è stato redatto a firma dell’arch. Giovanni Cafiero.
Per quanto riguarda la gestione del Parco il Piano prevede forme di cogestione pubblico-privato per le attività generali con modelli di gestione partecipata.
La perimetrazione della Riserva ha incluso l’area delle strutture dismesse dell’Ajvam Spa, in regime fallimentare da anni e ha individuato e classificato le aree contigue d’interesse pubblico con un appropriato apparato cartografico che evidenzia tutti i siti di valore ambientale, paesistico e storico culturale. Il passaggio di parte delle aree dal demanio militare a quello comunale ha determinato l’aumento sia delle responsabilità che delle prerogative e della capacità di intervenire del Comune.
Con il passaggio sopracitato comincia a prendere concretezza e slancio l’ipotesi di un grande parco territoriale che, partendo dalla Riserva Palude La Vela, si estende ad alcune aree contigue appartenenti alle Istituzioni pubbliche o ai privati, tutte di rilevante interesse pubblico:
a) La strada ferrata di collegamento dalla stazione di Nasisi all’Arsenale Militare, intorno al primo ed al secondo seno del Mar Piccolo, passata dal demanio militare a quello comunale;
b) Un tratto del braccio della via Appia che scorreva a nord del Mar Piccolo;
c) La presenza di “piantate” di uliveti ultrasecolari, di proprietà sia del demanio che di privati;
d) L’esistenza di un relitto di un giardino nobiliare settecentesco, a confine con l’ex Masseria S. Pietro, collocata sul 2° seno del Mar Piccolo, con alberi plurisecolari di cultivar autoctoni – fico, mandorlo e giuggiolo – limone- carrubi;
e) la presenza a brevissima distanza, verso Nord, della sorgente Riso, che nel passato ha alimentato l’attività della gualchiera dei monaci cappuccini;
Il compendio dismesso Manganecchia della M.M. è situato tra la pineta Cimino e il 65° deposito territoriale della III regione aerea militare, che custodisce la falesia meridionale del Mar Piccolo, denominata il Fronte. Il compendio dismesso Manganecchia è acquisibile dal Comune di Taranto in quanto già inserito nell’elenco delle aree dismissibili.
Secondo quanto scritto sul libro “Il Castello Aragonese di Taranto nell’evoluzione del paesaggio naturale” dal Prof. Giuseppe Mastronuzzi, da Maurizio Milella, Cosimo Pignatelli, Arcangelo Piscitelli e Paolo Sansò, la falesia in località Il Fronte, sul secondo seno del Mar Piccolo, ha le caratteristiche per diventare un Geosito definito Tarantiano per la lettura e l’interpretazione di fenomeni a scala regionale e mondiale per la stratigrafia del Pleistocene superiore.
Grazie all’intenso lavoro di educazione ambientale praticato dal Wwf Taranto presso il Parco Regionale, va aumentando di mese in mese la presenza di visitatori, dei residenti e di turisti ambientalisti, tendenza che non va scoraggiata visto che non sono pochi gli studenti, anche stranieri, che vengono a visitare e studiare la Palude grazie alla presenza della numerosa e rara avifauna della riserva, frequentata da specie protette, come Aironi, Garzette, Cavalieri d’Italia, Falco Pescatore, Cormorano e Anatre Volpoche, e di specie botaniche soggette a tutela quali Orchidee, Salicornia, per citarne qualcuna.
Tenuto conto di tutto ciò e con riferimento alle Direttive Europee ed alla Legge nazionale in itinere, che auspicano la difesa della biodiversità all’interno di aree particolarmente vocate, ben s’inserisce in questa logica l’ipotesi di realizzare – in modo integrato, coordinato e partecipato (con attività differenziate, comprendenti anche forme avanzate di agricoltura sociale all’interno delle aree)- un grande parco, comprendente parte delle aree contigue alla Riserva Naturale.
Tale realizzazione dovrà avere riferimenti storico culturali e paesaggistici ambientali: se ben progettato e gestito -a larga partecipazione sociale, con il coinvolgimento di soggetti Istituzionali e operatori agricoli e turistici- potrebbe diventare il progetto ambientale e sociale di cui la città ha bisogno.
In questo solco si inserisce l’ipotesi di realizzazione del Giardino Etnobotanico “Tommaso Niccolò D’Aquino”, facente parte della catena dei “Giardini del Vecchio di Còrico” dell’arco jonico di Puglia, Basilicata e Calabria promossa dal Liceo Ginnasio Statale “Aristosseno” con la collaborazione, tra gli altri, di Relais Histò, ex Masseria San Pietro, Garden Club, Jo Tv Srl, WWF, associazione “Nihao Puliya”, ENDAS Puglia.
Si rende, quindi necessario, oltre alla riapertura e ammodernamento in chiave ambientale della strada, la realizzazione di una piazzola di sosta per le auto e un sistema di trasporto utile per incrementare il turismo scolastico e cittadino, compresa la predisposizione di una rastrelliera per le biciclette, utilizzabili per un’auspicabile rete di piste ciclabili.
I manufatti dismessi dell’Ajvam S.p.a. hanno inoltre tutte le caratteristiche -se bonificati, ristrutturati e attrezzati- per essere sede di un ecomuseo d’interesse regionale facendo perno sulla maricoltura, ai sensi della Legge Regionale 6 Luglio 2011, n°15 “Istituzione degli eco-musei della Puglia”, che all’articolo 1 (oggetto e finalità) cosi recita:
“La Regione Puglia, di concerto con le comunità locali, le parti sociali e gli enti locali e di ricerca riconosce, promuove e disciplina sul proprio territorio gli ecomusei allo scopo di recuperare, testimoniare,valorizzare e accompagnare nel loro sviluppo la memoria storica, la vita, le figure e i fatti, la cultura materiale, immateriale, le relazioni fra ambiente naturale e ambiente antropizzato, le tradizioni, le attività e il modo in cui l’insediamento tradizionale ha caratterizzato la formazione e l’evoluzione del paesaggio e del territorio regionale, nella prospettiva di orientare lo sviluppo futuro del territorio in una logica di sostenibilità ambientale, economica e sociale, di responsabilità e di partecipazione dei soggetti pubblici e privati”.
Gli ecomusei sono un presidio per svolgere azioni di sensibilizzazione collettiva al fine di considerare l’ambiente e i beni storico-culturali nel contempo “beni comuni” e diritti inalienabili.
Un approccio olistico per coniugare il sapere scientifico con quelli umanistico, le attività colturali agricole, selvicole e la “maricoltura” con le presenze geologiche, archeologiche ed architettoniche .
Tutti i motivi sopracitati giustificano dunque l’istituzione dell’ecomuseo del Mar Piccolo e del Mar Grande, epicentro per il coordinamento della partecipazione responsabile delle comunità locali alla valorizzazione e tutela attiva del patrimonio naturale, culturale e paesaggistico di valore identitario.
Il Mar Piccolo, già a partire dal diciottesimo secolo, è il sito dove si sperimentò e attuò la maricoltura moderna su base industriale, con la produzione di ostriche, mitili. Le tecniche di allevamento e di produzione inventate nella città dei due mari si diffusero in tutto il Mediterraneo Occidentale.
Quest’ipotesi farebbe il paio con quanto realizzato in Umbria, alle fonti del Clitunno, dove è stata allestita una struttura ecomuseale di successo turistico.
Per quanto riguarda la sostenibilità energetica dell’intera struttura, considerato il Protocollo d’Intesa stipulato dal Comune con l’Università dell’Idrogeno H2U di Monopoli, sarebbe opportuno realizzare un progetto pilota per dimostrare come trasformare in idrogeno l’energia elettrica fotovoltaica e soddisfare, in modo innovativo, tutte le esigenze energetiche del Parco.
Per altro, è da considerare la presenza di un compendio di fabbricati dismessi in contrada Manganecchia, situato tra il confine orientale della pineta Cimino e l’area del deposito Militare, da includere nell’area della Riserva; compendio che ristrutturato e attrezzato potrebbe essere destinato a campus universitario per gli studi geologici e biologici.
Sarebbe opportuno estendere sin da subito l’area della Riserva all’area della Sorgente Riso, un biotopo eccezionale da mettere in sicurezza e da rendere fruibile, dove ancora oggi vegeta rigoglioso il saccione[1] (nasturzio), buono per un’insalata piccantina per palati raffinati, congiunto al bene architettonico e storico-culturale della gualchiera dei Battendieri.
Una coordinata ed efficace azione di ambientalizzazione non può prescindere dalla lettura dei processi naturali ed antropici che hanno determinato l’attuale orografia all’esterno ed all’interno del centro urbano.
La Riserva Naturale Palude La Vela fa parte di un più ampio biotopo geologico, idrogeologico e biologico che a largo comprendeva, oltre al Mar Piccolo ed al Mar Grande, anche la Salina Grande, la Palude Erbara e la Salinella.
In un’ampia e articolata azione di rinaturalizzazione del territorio, molto ci aspettiamo dal progetto del restauro ambientale della Salinella, ridottosi, a seguito d’intensa antropizzazione, a causa della scellerata scelta di “tombare” la laguna con materiali di risulta per realizzare un primo nucleo di case popolari. Per fortuna, è ancora salvabile un relitto di circa ha 15, come previsto dall’ufficio regionale ambientale che ne prescrive la ambientalizzazione.
Ciò costituisce – in uno con le aree dell’ex compendio militare “Pilone”, con una piantata di oliveto secolare ed una masseria del primo ottocento, con trappeto ipogeo – l’occasione per realizzare un ampio parco urbano attrezzato esteso per circa ha 40. La proposta di adibire parte del parco a Giardino etnobotanico “Il Pilone”, compreso del rinvaso del relitto della Salinella, è stata di recente avanzata formalmente all’Amministrazione Comunale da parte del Liceo Ginnasio Statale “Aristosseno”, del Garden Club, del WWF Taranto, Jo Tv, dell’ENDAS Puglia, della Cooperativa Le Cheradi, dell’Associazione “Nihao Puliya”.
La contrada “Il Pilone” è da sempre collegato attraverso l’antica via del Trullo al relitto della Salina Piccola, area in cui sono ancora presenti salicorneti, cannucce palustri, tamerici e numerose specie rare di avifauna, anfibi e rettili.
La via del Trullo, insieme alle altre strade vicinali del comprensorio, costituiscono una rete di piste ciclabili che consentirebbero di raggiungere in bici la contrada Manganecchia e la Palude La Vela e aree contigue.
La rete così ristrutturata e ammodernata con i sottopassi per il passaggio della fauna di piccola taglia collegherebbe la Riserva Palude La Vela, la contrada Manganecchia, con il parco della Salina Piccola nella città costruita.
La viabilità secondaria per esigenze paesaggistiche andrebbe sistemata con siepi plurispecifiche: arbusti e alberi a ceppaia e fungerebbe sia come pista ciclabile che come corridoio ecologico.
Quanto sopra rappresenterebbe un collegamento logico, storico-culturale e fisico – “un filo rosso” -, per leggere le varie fasi di antropizzazione geologica, biologica e le forme avanzate delle pratiche agrarie e di maricoltura, oltre a collegare fisicamente ed idealmente il Parco urbano della Salina Piccola – comprendente le aree contigue intorno al relitto della zona umida – al Parco extraurbano intorno al Mar Piccolo, con epicentro l’area protetta e le aree contigue.
Il Parco della Salina Piccola, ancorché realizzato nella città costruita, presenta infatti tutte le caratteristiche per essere un esempio di ambiente naturale recuperato (invaso del relitto della Salinella) e luogo dove sviluppare un’agricoltura urbana per la ri-propagazione delle cultivar autoctone di frutta e verdura, come nella logica del Consiglio di Quartiere ed in attuazione di quanto previsto dalla Regione : pertanto sarebbe segno di vitalità, di cambiamento di passo e di sensibilità ambientale “salvare”, oltre che la Palude La Vela e le aree contigue, anche il relitto della Salina Piccola.
Le difficoltà in cui vive la città derivano tanto dalla frammentazione socio-culturale quanto da quella territoriale; è arrivato il momento di assumere un atteggiamento olistico per la definizione di un’idea condivisa della città, sia sul piano socio-politico che territoriale, per realizzare il suo riallacciamento.
Le scriventi associazioni sollecitano l’Amministrazione Comunale ad assolvere fino in fondo il ruolo di coordinamento e d’impulso per un processo di ambientalizzazione di respiro, con il coinvolgimento dell’intera cittadinanza, in particolare per:

la verifica della compatibilità tra quanto progettato dall’Amministrazione Provinciale e quanto progettato dall’Amministrazione Comunale per la praticabilità della strada Circummarpiccolo di Taranto;
la soluzione della riqualificazione ambientale degli impianti dismessi di maricoltura ex Ajvam s.p.a. per adibirli a sede dell’ecomuseo del Mar Piccolo e del Mar Grande, un sito di interesse regionale da realizzare e da gestire di concerto con il Polo Universitario Jonico e con l’IAMC sezione di Taranto;
il rinvaso e l’ambientalizzazione del relitto della Salinella e aree contermini, come chiesto dal Consiglio di Quartiere e prescritto dalla Regione Puglia, con acclusa realizzazione di uno dei “Giardini etnobotanici del Vecchio di Còrico” nell’ambito della città costruita per sperimentare, anche a Taranto, un nuovo modello di vivere il verde tramite la pratica dell’agricoltura urbana e sociale.
In spirito collaborativo le scriventi chiedono un incontro alla S. V. e sin da questo momento assicurano una partecipazione ai lavori preparatori del nuovo P.U.G. per ricominciare a pensare ad uno sviluppo diverso della nostra città.

[1] Crescione d’acqua, perenne, col quale si accompagnava fettoline di Tarantello, salame di tonno.

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